| Everyone loves
brightly colored fish. Unfortunately many do not come by their
brilliant hues naturally. Juicing, or artificially coloring fish using
paints and dyes, has become quite widespread in the aquarium trade. Yet
most owners are unaware that their fish have been altered. You might be
surprised, and appalled, to discover which fish are artificially
colored, and how it’s done. How It’s Done Several methods are used to alter the color and appearance of tropical fish. Coloring fish stresses them and makes them more susceptible to disease. Young fish that are not fully grown are often stunted by the painting process. Some methods result in mortality rates as high as 80%. Many of the survivors will have an abbreviated life span. Nine out of ten painted fish will lose their coloration within a matter of months. Colored Food - Young fish are fed treated foods that will temporarily tint them. Once they are no longer fed the treated food, they eventually lose their color. Unfortunately the dye they consume can negatively affect their growth and development. Dye Injection - Needles are used to inject dye under the skin. Because only a small area is affected, the fish must be subjected to many punctures to achieve the desired effect. The popular painted glassfish are dyed this way, using florescent colored paints. Fish that are injected often contract infections from the punctures. Dipping - As barbaric as dye injections seem, this practice is even worse. The fish are first put into a caustic solution that strips off their protective outer slime coating. They are then dipped in dye, or injected with dyes, after which they are dipped in another chemical that irritates the flesh to stimulate re-growth of the slime coat. This method is very stressful, and has a high mortality rate. Which Fish Are Painted Painted Glassfish – Created by dye injecting the nearly colorless Indian Glassfish (Chanda ranga), these are one of the hottest selling and most brilliantly colored of the juiced fish. Their lack of color makes the fluorescent paint used to color them stand out very clearly. Although the color fades over time, it lasts long enough to catch the eye of unsuspecting customers. A large percentage of glassfish die during the painting process, and those that survive are extremely susceptible to infections. Fruit Tetras – Created by dipping the White Skirt Tetra, an albino morph of the popular Black Skirt Tetra. They are usually painted pastel colors and given fruit names such as, strawberry tetra, blueberry tetra, grape tetra, or simply mixed fruit. Some marketers have gone so far as painting the fish special colors for holidays. For example, red and blue dye is used to create a patriotic colored fish for the fourth of July. Orange dyed versions are sold with naturally colored black fish during the Halloween season. Jelly Beans & Bubblegum Parrots – These are painted versions of the Bloody Parrot, a fish that is created by crossbreeding certain species of cichlids. The hybrid fish are dyed bright colors, such as blue, purple, green, and red. Like other dyed fish, many do not survive the process, and those that do have a damaged immune system. Blueberry Oscars – Albino Oscars are injected with dye to give them a brilliant blue color. Recently additional colors have appeared on the market, similar to the Jelly Bean Parrots. Painted Corys - To make them more attractive to potential buyers, some corys are now being injected with dyes to color their tail or other parts of their body. Painted Botias - Even though blue botias exist in nature, dyed specimens are now appearing on the market. They are dye injected to create a more brilliant blue, apparently to enhance their sale. What can you do about it? Painted fish continue to exist because of demand. Next time you visit a pet shop, think twice about purchasing unusually colored fish. Il principale rappresentante di questa sfortunata categoria è il Chanda ranga, un piccolo pesce orientale d’acqua salmastra venduto spesso nei negozi come Chanda color, ma il problema è esteso (in misura minore, fortunatamente) a Corydoras albini, Labeo, Botia, Scalari e Discus, tutte specie conosciute da chi possiede un acquario. Il problema è che, senza un’adeguata informazione, chiunque può farsi ”rifilare” uno o più esemplari colorati artificialmente: dal papà che compra un piccolo acquario con pesci colorati al proprio figlio fino ad arrivare all’acquariofilo neofita che, se non opportunamente informato, rischia di scambiarli per una varietà dalle caratteristiche leggermente diverse. Per ottenere queste particolari colorazioni, ai pesci vengono praticate delle piccole iniezioni sottocutanee con coloranti teoricamente innocui; ma le sofferenze fisiche che questi animali devono sopportare sono grande fonte di stress, tanto che a 30 giorni dal ”trattamento” il 50% dei pesci non sopravvive e quelli sopravvissuti, una volta immessi in acquario, sono soggetti a malattie di ogni genere perché notevolmente indeboliti e dopo circa 60 giorni perdono la colorazione. Va detto, oltretutto, che queste barbarie sono compiute da bambini sfruttati dell’est e pertanto il problema viene esteso anche ai diritti umani oltre che a quelli degli animali. Per questo motivo molte Associazioni Acquariofile, molti negozianti coscienziosi ed onesti e diversi siti Internet dedicati all’acquariofilia promuovono questa campagna di sensibilizzazione. Aderire è semplicissimo: basta non comprare pesci colorati artificialmente rendendo così inutile la loro produzione e vendita! NO AI PESCI D'ACQUARIO COLORATI ARTIFICIALMENTE! (in collaborazione con i partecipanti alle discussioni del newsgroup it.hobby.acquari) L'acquariofilia è un bellissimo hobby che in Italia sta crescendo, anche se in misura minore rispetto ad altri Paesi, come ad esempio la Germania dove quasi in ogni casa è possibile vederne uno. A questo punto c'è chi potrebbe sollevare dei dubbi sulla moralità del tenere degli esseri viventi chiusi in uno spazio ristretto. Per questo spero che prima di affrontare il problema dei pesci colorati artificialmente abbiate letto l'introduzione al sito in cui ho riportato anche un intervento fatto su it.hobby.acquari da Alessandro Cellerino (Neurobiologo ricercatore che vanta numerose pubblicazioni su riviste internazionali di alto livello e che da anni coltiva l'hobby dell'acquariofilia). Per prima cosa va detto che prima di acquistare un acquario è necessario documentarsi su tutti gli aspetti che le caratterizzano e, naturalmente, sulle singole esigenze dei suoi ospiti. Un acquario è un piccolo ecosistema che va curato regolarmente che non deve essere considerato come un semplice soprammobile. Le necessità primarie dei pesci non sono di tipo psicologico/emotivo, ma sono strettamente connesse all'ambiente che deve essere adatto alle loro esigenze biologiche. Ma se loro sofferenza non può, appunto, essere legata a fattori psicologici, non si può dire altrettanto per quello che riguarda la sofferenza fisica. Uno dei casi più eclatanti, di cui si parla anche nelle riviste specializzate e di cui molto si è parlato sul newsgroup it.hobby.acquari, è quello dei pesci che vengono colorati artificialmente. Il principale rappresentante di questa sfortunata categoria è il Chanda ranga (nella foto un esemplare con la colorazione originale), un piccolo pesce orientale d'acqua salmastra venduto spesso nei negozi come Chanda color, ma il problema è esteso (in misura minore, fortunatamente) a Corydoras albini, Labeo, Botia, Scalari e Discus, tutte specie conosciute da chi possiede un acquario. Il problema è che, senza un'adeguata informazione, chiunque può farsi "rifilare" uno o più esemplari colorati artificialmente: dal papà che compra un piccolo acquario con pesci colorati al proprio figlio fino ad arrivare all'acquariofilo neofita che, se non opportunamente informato, rischia di scambiarli per una particolare varietà dalle caratteristiche leggermente diverse. A questo punto vi starete chiedendo in cosa consiste questa pratica ed ecco che cerchiamo di spiegarla in maniera sintetica e semplice. Per ottenere particolari colorazioni, peraltro del tutto innaturali, ai pesci vengono praticate delle piccole iniezioni sottocutanee con coloranti teoricamente innocui; ma le sofferenze fisiche che questi animali devono sopportare sono grande fonte di stress, tanto che a 30 giorni dal "trattamento" il 50% dei pesci non sopravvive e quelli sopravvissuti, una volta immessi in acquario, sono soggetti a malattie di ogni genere perché notevolmente indeboliti e dopo circa 60 giorni perdono la colorazione. Ne è testimone Luke con un messaggio postato sul newsgroup l'8 gennaio 2002: «Ero alle prime armi con acquari e pesci e mi è capitato di rimanere colpito da questi pesci trasparenti e dai colori cangianti (verde, viola, arancione, fucsia), così ne comprai 2. Tornai a casa tutto contento, ammirando i miei bei Chanda pensando che quella fosse la loro colorazione naturale (che pollo!). Uno morì dopo pochi giorni. L'altro sopravvisse per settimane, perdendo pian piano il proprio colore e rimanendo nella sua BELLISSIMA natura di pesce di vetro... Morì dopo forse 1 o 2 mesi». Altra testimonianza, seppur a lieto fine, viene da Daniele Riboni (9 gennaio 2002): «Purtroppo non è solo una questione di ignoranza da parte dell'acquirente o di insensibilità verso le sofferenze a cui vengono sottoposti questi pesciolini. Il fatto è che alcuni negozianti te li vendono SENZA dirti che sono colorati artificialmente. E' successo a me purtroppo: mi ero informato mesi orsono su che pesci di fondo introdurre nel mio nuovo acquario, e dopo varie ricerche sui libri e su internet avevo optato per i corydoras. Avendo visto che ne esistevano parecchie specie, sono andato in un negozio e ho scelto quelli che mi sembravano più carini, tutti bianchi con la codina rossiccia... non avevo mai sentito parlare di pesci colorati artificialmente, come facevo a sapere che lo erano se chi me li ha venduti non mi ha detto niente? (Tra parentesi, facendomeli pagare il doppio di quelli normali). Per fortuna i piccoletti sono ancora vivi e godono di ottima salute, anche se probabilmente la maggior parte dei loro fratellini è morta durante il 'trattamento'». Va detto, oltretutto, che queste barbarie sono compiute da bambini sfruttati dell'est e pertanto il problema viene esteso anche ai diritti umani oltre che a quelli degli animali. Cosa si può fare per contrastare il fenomeno? Sicuramente la primaria forma di lotta all'importazione di pesci colorati artificialmente è l'informazione! E di questo si stanno occupando le principali associazioni acquariofile italiane, vari siti Internet nonché alcuni negozianti che hanno aderito all'iniziativa. Ma chiaramente è necessario informare quante più persone possibili! Un primo invito è rivolto proprio ai negozianti, facendo riferimento alla loro etica professionale. Se siete proprietari di un negozio di acquari, o più in generale di un negozio di animali, non vendete ai vostri clienti pesci che abbiano subito il trattamento sopra descritto! La vostra adesione a questa campagna non solo darà un piccolo contributo alla battaglia per i diritti degli animali, ma è senza dubbio anche un segno di professionalità che i vostri clienti apprezzeranno. Se invece siete dei semplici appassionati di acquariofilia, o avete intenzione di diventarlo, informatevi presso il vostro negoziante se nelle sue vasche sono presenti pesci colorati artificialmente ed eventualmente fate notare il vostro disappunto. E se il negoziante non cede ed è convinto di essere nel giusto... beh... ognuno faccia quello che meglio crede! Per chi fosse interessato, è stato realizzato da Andrea Parenti di "AcquarioLife" un logo che potrete utilizzare liberamente sui vostri siti per aderire all'iniziativa; il logo è quello riportato qui sopra (basta salvarlo sul computer e poi inserirlo nel proprio sito web), ma è stato realizzato anche un volantino in formato Word97 che, una volta stampato, i negozianti interessati possono esporre nel proprio negozio [Download - 359Kb]. |